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La stella ci porta dove non avremmo il coraggio di recarci
 

Il Calendario dell'Avvento 2007
14 Dicembre 2007

La guerra delle campane



  C’ era una volta una guerra, una grande e terribile guerra,
che faceva morire molti soldati da una parte e dall’ altra.

Noi stavamo di qua e i nostri nemici stavano di là,
e ci sparavamo addosso giorno e notte,
ma la guerra era tanto lunga che a un certo punto
 ci venne a mancare il bronzo per i cannoni,
non avevamo più ferro per le baionette, eccetera.

Il nostro comandante,
lo Stragenerale Bombone Sparone Pestafracassone,
ordinò di tirar giù tutte le campane dai campanili
e di fonderle tutte insieme per fabbricare un
grossissimo cannone: uno solo, ma grosso abbastanza
da vincere tutta la guerra in un sol colpo.

A sollevare quel cannone ci vollero centomila gru;
per trasportarlo al fronte ci vollero novantasette treni.
Lo Stragenerale si fregava le mani per la contentezza e diceva:
- Quando il mio cannone sparerà i nemici scapperanno fino alla luna!

Ecco il gran momento. Il cannonissimo era puntato sui nemici.
Noi ci eravamo riempiti le orecchie di ovatta,
perché il frastuono poteva romperci i timpani e la tromba di Eustachio.

Lo Stragenerale Bombone Sparone Pestafracassone ordinò: - Fuoco!

Un artigliere premette il pulsante.
E d’ improvviso, da un capo all’ altro del fronte,
si udì un gigantesco scampanio: - Din! Don! Dan!

Noi ci levammo l’ ovatta dalle orecchie per sentir meglio.

- Din! Don! Dan!- tuonava il cannonissimo.
E centomila echi ripetevano per monti e per valli: - Din! Don! Dan!

- Fuoco!- gridò lo Stragenerale per la seconda volta. - Fuoco, perbacco!

L’ artigliere premette nuovamente il pulsante e di nuovo
un festoso concerto di campane si diffuse di trincea in trincea.
Pareva che suonassero insieme tutte le campane della nostra patria.
Lo Stragenerale si strappava i capelli per la rabbia e
continuò a strapparseli finché gliene rimase uno solo.

Poi ci fu un momento di silenzio.
Ed ecco che dall’ altra parte del fronte, come per un segnale,
rispose un allegro, assordante: - Din! Don! Dan!

Perché dovete sapere che anche il comandante dei nemici,
il Maresciallo Von Bombonen Sparonen Pestafrakassonen,
aveva avuto l’ idea di fabbricare un cannonissimo con le campane del suo paese.

- Din! Dan!- tuonava adesso il nostro cannone.

- Don!, rispondeva quello dei nemici.
E i soldati dei due eserciti balzavano dalle trincee,
si correvano incontro, ballavano e gridavano:
- Le campane! Le campane! E’ festa! E’ scoppiata la pace!

Lo Stragenerale ed il Maresciallo salirono sulle loro automobili e
corsero lontano, e consumarono tutta la benzina,
ma il suono delle campane li inseguiva ancora.


Gianni Rodari
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