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Guerra
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La Pace secondo Wikipedia
Guerra
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«Quando si
dichiara una
guerra la prima
vittima è la
verità.»
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Il termine "guerra" deriva dalla parola "gwarra" dell'antico alto tedesco, che significa "mischia".
La guerra è un evento sociopolitico che consiste nel confronto armato fra due o più soggetti collettivi significativi. Nel diritto internazionale il termine guerra, subito dopo la Seconda Guerra Mondiale, è stato sostituito dal termine più ampio e più preciso di conflitto armato.
Si arriva alla guerra quando il contrasto di interessi economici, ideologici, strategici o di altra natura non riesce a trovare una soluzione negoziata.
La guerra è preceduta da:
- un periodo di tensione, che ha inizio quando le parti percepiscono l'incompatibilità dei rispettivi obiettivi;
- un periodo di crisi, che ha inizio quando le parti non sono più disponibili a trattare tra di loro per rendere compatibili tali obiettivi.
La guerra inizia quando almeno una delle parti percepisce l'inesistenza di altri mezzi per il conseguimento dei propri obiettivi.
Nei periodi di tensione e di crisi si sviluppa l'attività politica e diplomatica di tutta la comunità internazionale per evitare il conflitto: in tali periodi le Forze armate giocano un ruolo rilevante nel dimostrare la credibilità e la determinazione dello Stato, con lo scopo deterrente di rendere evidente all'antagonista la sproporzione fra l'obiettivo da conseguire ed il costo, sociale e materiale, di una soluzione militare.
La guerra quindi può essere evitata quando ambedue i contendenti percepiscono questo sfavorevole rapporto.
Carl von Clausewitz, nel suo famoso libro "Della guerra", compie una analisi quanto mai accurata ed esatta del fenomeno guerra: "La guerra è la continuazione della politica con altri mezzi" e "La guerra è un atto di forza che ha lo scopo di costringere l'avversario a sottomettersi alla nostra volontà".
La guerra in quanto fenomeno sociale ha enormi riflessi sulla cultura, sulla religione, sull'arte, sul costume, sull'economia, sui miti, sull'immaginario collettivo, che spesso la trasfigurano esaltandola o condannandola.
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Passaggio formale dalla pace alla guerra e viceversa
Fino alla Seconda Guerra Mondiale era prassi di diritto internazionale consuetudinario ampiamente osservata il far precedere le ostilità da una dichiarazione di guerra.
La guerra spesso si manifesta insieme a un periodo di sospensione dello Stato di diritto nel quale il diritto e la giustizia militare si sosituiscono a tutte le altre fonti della giurisprudenza.
Con l'avvento dell'ONU, il cui Statuto condanna lo Stato aggressore e consente allo Stato aggredito di difendersi con immediatezza, la dichiarazione di guerra è praticamente scomparsa dallo scenario internazionale. Nessuno Stato è infatti disposto a dichiararsi aggressore tramite una tale procedura, mentre infiniti sono gli appigli per dichiararsi aggredito. In definitiva lo Statuto dell'ONU, che nelle intenzioni doveva servire a far scomparire la guerra, ha fatto invece scomparire soltanto la dichiarazione di guerra.
Secondo quanto acutamente osservato da von Clausewitz, la guerra non è accesa dall'azione di chi offende, ma dalla reazione di chi si difende: se non ci fosse reazione, infatti, si verificherebbe una occupazione e non un conflitto armato. Tale fu il caso, ad esempio, dell'Anschluss, cioè l'invasione dell'Austria da parte della Germania nel 1938.
Si ha pertanto l'inizio della guerra quando si verifica il primo combattimento fra forze contrapposte.
La guerra non si conclude però semplicemente con la cessazione dei fatti d'arme; più formalmente è necessario che si verifichi uno dei seguenti eventi:
- un Armistizio generale, che riguardi cioè tutti i Teatri e tutte le Forze armate delle Parti che lo stipulano;
- la resa incondizionata di una Parte;
- la debellatio di una Parte, cioè il completo annientamento delle sue Forze armate, l'occupazione totale del suo territorio e la cessazione di ogni attività politica anche interna.
Debiti di guerra e debito pubblico
Nell'economia di guerra, lo Stato nazionale emette una quantità di moneta crescente che è garantita da una percentuale sempre più piccola di controvalore nella riserva. Una simile emissione causa svalutazione e iperinflazione che impoveriscono la popolazione e azzerano il potere d'acquisto dei salari e della moneta durante il conflitto. La percentuale a riserva scende a un valore talmente basso, che viene introdotto dai Governi il corso forzoso della moneta.
In vista dei conflitti, ingenti ricchezze vengono tesaurizzate in oro, in attesa di migliori opportunità d'investimento nel periodo di pace. L'oro non è un investimento in sé conveniente perché non genera interessi, diversamente dalla finanza o da un investimento produttivo. Tuttavia, l'oro è un metallo che conserva il suo valore nel tempo, mentre la moneta si deprezza.
Durante la guerra, l'oro è anche il mezzo di pagamento per eccellenza, praticamente per tutte le transazioni economiche di una certa entità.
Gli Stati si rivolgono a banchieri e soggetti che detengono riserve d'oro (o in altro metallo) per ottenere prestiti per finanziare la costruzione di industrie militari e l'acquisto di armamenti. La spesa militare è una voce rilevante della spesa pubblica e causa del debito pubblico; è poi la voce prevalente in tempi di guerra.
Se la moneta è a corso forzoso, ossia non garantita da riserve, lo Stato ugualmente si rivolge a banchieri privati che detengono l'esclusiva legale nell'emissione di moneta oppure anticipano all'industria militare le somme dovute dallo Stato.
I debiti di guerra vengono solitamente ceduti nelle conferenze di Pace a chi ha perso il confitto, che paga anche le spese militari anticipate dallo Stato vincitore.
Hegel e il pensiero marxista sulle guerre
Secondo Hegel, senza le guerre la storia registra solo pagine bianche, ossia le guerre muovono il cambiamento della storia. Secondo la dottrina marxista, che è influenzata dal pensiero hegeliano ma rappresenta rispetto ad esso un momento d'innovazione, l'economia in quanto motore della storia è coinvolta in ogni conflitto. Perciò essa suppone che per ogni guerra esista un motivo economico il riscontro del quale è una regola metodologica della storiografia.
Tipi di conflitto
I conflitti possono essere diversamente classificati in relazione al numero piuttosto vasto dei loro parametri.
In base all'estensione territoriale:
- Conflitto generale
- conflitto esteso a più Teatri operativi collocati anche in continenti diversi, coordinati fra di loro anche se coinvolti in tempi non strettamente coincidenti; vi partecipano tutte le Grandi Potenze e le Medie Potenze Regionali dei Teatri interessati, ed un numero elevato di Potenze minori. Unici esempi nella storia: la Seconda Guerra Mondiale e, anche se la collocazione è discutibile, la Prima Guerra Mondiale.
- Conflitto regionale
- conflitto che si svolge essenzialmente in un solo Teatro operativo in una regione geofisica ben delimitata, con la partecipazione di almeno una Media Potenza regionale, più altre Potenze minori della stessa regione; non esclude la partecipazione diretta di una Grande Potenza o la partecipazione indiretta di più Grandi Potenze. Esempi nella storia (limitatamente al XX e XXI secolo): le Guerre balcaniche, le Guerre arabo-israeliane, la Prima Guerra del Golfo.
- Conflitto locale
- conflitto fra un limitatissimo numero di Potenze, spesso solo due, e che coinvolge un limitato territorio appartenente ad uno solo o al massimo ai due contendenti diretti; esclude la partecipazione diretta di Grandi e Medie Potenze i cui territori non siano direttamente coinvolti. Esempi nella storia (limitatamente al XX e XXI secolo): la Guerra italo-turca, la Guerra italo-etiopica, la Seconda Guerra del Golfo.
In base al tipo dei soggetti che la combattono
- Conflitto simmetrico
- conflitto tra Parti che dispongono tutte di un'organizzazione statuale completa e di Forze armate organizzate secondo le leggi dello Stato.
- Conflitto asimmetrico
- conflitto tra due Parti, una sola delle quali dispone di un'organizzazione statuale completa e di Forze armate organizzate secondo le leggi dello Stato, mentre l'altra non è formata, o è in corso di formazione. Questa Parte di solito non procede con i metodi classici della guerra ma pone in opera la guerriglia.
In base ai mezzi impiegati
- Conflitto nucleare
- conflitto nel quale due o più Parti dispongono di armi di distruzione di massa e sono disposte ad impiegarle fin dall'inizio del conflitto. Non si sono mai avuti esempi di un tale tipo di conflitto, peraltro ipotizzato fin dagli anni 1950, quando sia gli Stati Uniti d'America sia l'Unione Sovietica disponevano di questi tipi di armamenti.
- Conflitto convenzionale in potenziale ambiente nucleare
- conflitto nel quale due o più Parti dispongono di armi di distruzione di massa e sono disposte ad impiegarle solo se le circostanze dovessero renderlo indispensabile. Non si sono mai avuti esempi di un tale tipo di conflitto, peraltro ipotizzato fin dagli anni 1960, quando l'equilibrio nucleare fra Stati Uniti d'America ed Unione Sovietica sconsigliava ad ambedue l'impiego iniziale di tali tipi di armamenti per tema di una ritorsione.
- Conflitto convenzionale
- conflitto nel quale le Parti non dispongono di armi di distruzione di massa, o nel quale gli eventuali detentori rinunciano a priori al loro impiego, eventualmente sotto il controllo di una Potenza terza o di una Organizzazione internazionale.
In base alla soggettività internazionale dei contendenti
- Conflitto internazionale
- conflitto nel quale tutti i contendenti sono soggetti di Diritto internazionale. Si noti che, dopo la fine della Seconda Guerra Mondiale, nell'ambito del processo di decolonizzazione, sono stati considerati soggetti di Diritto internazionale anche i Fronti di Liberazione Nazionale, purché avessero l'effettivo controllo di territorio e popolazione, disponessero di Forze armate orgtanizzate e rispettassero il Diritto internazionale bellico ed umanitario.
- Conflitto non internazionale
- conflitto nel quale uno o più Parti non sono soggetti di Diritto internazionale, per cui il conflitto è sottratto alle norme del Diritto bellico in quanto considerato affare interno; in particolare rientrano in questa categoria le guerre civili, nelle quali si ha lo scontro fra opposte fazioni nell'ambito di un solo Paese o entità politica.
Altre definizioni dei conflitti
Nell'uso comune, specie in campo giornalistico o nei discorsi di natura politica, vengono fornite altre definizioni di un conflitto, ancorché giuridicamente e tecnicamente non corrette. Si riportano qui le più usuali:
- Guerra totale
- si vuole indicare un conflitto che coinvolge tutte le risorse del Paese in guerra. Ciò è normale, in quanto le guerricciole per piccoli problemi di confine sono assai rare.
- Guerra lampo
- trattasi di un conflitto organizzato per avere una durata limitatissima nel tempo, mediante l'uso di strategie e tattiche altamente redditizie ed in presenza di un grande divario di mezzi disponibili fra i due contendenti.
- Guerra preventiva
- guerra aperta da un soggetto in seguito alla percezione di una grave minaccia all'incolumità dei propri interessi; secondo alcuni rientra nel concetto di autodifesa prevista dallo Statuto dell'ONU, mentre altri ritengono conflitti di questo tipo essere operazioni belliche offensive nel loro senso tradizionale.
Diritto bellico
Numerose Convenzioni, che nel loro insieme costituiscono il Diritto bellico, regolamentano il comportamento in guerra. Le più importanti sono le Convenzioni dell'Aja del 1899 e del 1907.
Il Diritto bellico è affiancato dal Diritto umanitario, volto alla protezione delle vittime di guerra. Le più importanti ed attuali Convenzioni di Diritto umanitario sono le Convenzioni di Ginevra del 1949 ed i suoi Protocolli aggiuntivi, due del 1977 ed uno del 2005.
Recenti interpretazioni estensive del Diritto Umanitario hanno portato a considerare legittima l'ingerenza umanitaria, e cioè l'intervento dall'esterno in fatti interni di uno Stato quando questi fatti costituiscano violazione evidente dei diritti dell'uomo. L'ingerenza umanitaria ha giustificato nel recente passato interventi militari consacrati da una Risoluzione dell'ONU per costringere i Governi a rispettare quei diritti fondamentali. Analoga ingerenza potrebbe essere autorizzata per proteggere beni culturali ritenuti Patrimonio dell'Umanità.
Le Costituzioni di molti Stati ammettono la guerra di sola difesa, vietando alle forze militari del Paese di attaccare civili, militari e infrastrutture sul suolo di un altro Paese o comunque appartenenti ad un altro Stato sovrano. La Costituzione italiana è una delle più esplicite: L'Italia ripudia la guerra come strumento di risoluzione delle controversie internazionali (Art. 13 Cost.).
Inoltre, lo statuto dell'ONU consente l'immediata difesa di un Paese aggredito, ma vieta l'intervento degli altri Stati membri, per evitare una propagazione incontrollata del conflitto. Questo elemento contrasta con altri accordi militari come quello della NATO, che impongono solidarietà militare nel caso di attacco di uno Stato membro.
Analisi statistica
L'analisi statistica della guerra è stata iniziata da Lewis Fry Richardson dopo la Prima guerra mondiale. Più recentemente, database di guerra sono stati costruiti dai "Correlates of War Project" [1] e da Peter Brecke [2].
Voci correlate









